Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia. Carlo Bianco
subalterni, nella cittadella d'Alessandria portossi; ove in unione con una brigata di fanteria, fù lo stendardo della libertà italiana con gioia universale inalberato. Quando si considera che quel reggimento, da tre quartieri separati, si mosse nel centro d'una città chiusa, e popolata con tutti i posti militari dalla brigata di Savoja creduta contraria ad un movimento italiano, occupati; con una stazione forte di carabinieri a piedi, ed a cavallo, che avevano le loro scuderie contigue a quelle del reggimento in questione, e con un immenso stato maggiore di piazza, un generale governatore, un generale di divisione, colonelli, ajutanti, ed una furia di spie, lasciando in oltre a parte, ventisei uffiziali del proprio reggimento, compreso lo stato maggiore, non vi sarà certamente chi non venga da maraviglia compreso, quando facciasi a considerare, che malgrado tanti scogli, tanti impedimenti, fosse il reggimento a cavallo, alle due del mattino, tranquillamente in tre separate porzioni uscito, e sulla piazza del grande ponte del Tanaro riunitosi, sorprendesse il posto d'infanteria di Savoja, che stava a guardia di quello e trattolo seco, senza, che neppur uno di contrarj se ne sia accorto, la divisata operazione a compiere pervenisse. Ecco abbozzata la regola di procedere d'un uffiziale cospiratore, che voglia fermamente il reggimento a che appartiene, in favore della causa della patria portare, sebbene siasi in ristretto esposta, e per l'amor della brevità, molte, e molte delle sue operazioni siano da noi state sotto silenzio passate. Crediamo quei cenni però bastevoli, onde dar a divedere la vera via, che per giungere a tale scopo percorrere si debba; e senza mancare alla verità, e senza raggiri bassi e comuni, colla sola perspicacia, prudenza, ed una volontà ferma, e costante, un felice compimento di magnanimi divisamenti ottenere.
Esposto come debba un militare a quell'uopo le sue azioni dirizzare, il quale in una assai più dilicata posizione, di qualunque altra persona si trova; con molta maggior facilità, un impiegato civile, un uomo independente, potrà quella parte delle sopra indicate regole, che gli compete seguire, e ad effetto la grande impresa felicemente perdurre. Sovvengansi però sempre, il cospiratore, le congreghe, le leghe, tutti insomma coloro, che in segreto al fine di preparare lo scoppio generale si adoperano, che la prudenza, l'attività, lo zelo sono alla riuscita necessarie, ma che non bastano se non sono con l'ostinazione unite. La cospirazione perciò dev'essere perpetua, se un tentativo fallisce nel suo effetto; se un ben combinato movimento è scoperto; se una parte dei cospiratori viene arrestata; se altri sono mandati al supplizio; nulla di tutto ciò deve indurre i rimanenti, di cospirare di nuovo a rinunziare, ma cambiando le forme, i segni, coi quali fra di loro si riconoscono, sbagliata, scoperta, distrutta, una cospirazione, deve a quella immantinenti un'altra conseguitare, e sempre maggiore, e più di prima formidabile rinascere; a capital delitto devesi la cessazione delle pratiche, finchè un solo rimanga dei collegati, ascrivere. Uno, due, tre, dieci, venti tentativi abortiranno, ma alla fine il trentesimo riescirà; molte saranno per avventura le vittime, e di qualità, egregie persone, uomini sublimi, dalla scure dei tiranni, pel bene della patria, prima di riescire sagrificate; ma non dovrà mai questo pericolo da chi ad una sì grand'opera si consagra essere paventato. Freddo il cospiratore alle disgrazie della lega; o della congrega, mai non si stancherà di operare, abbenchè delle sue opinioni, un solo in Italia rimanesse, supposizione impossibile, perchè sempre in quella, uomini generosi, che veramente le sono affezionati e la gloria ambiscono di cooperare alla sua liberazione, avventurosamente rinverrà.
Non si ristaranno dunque i cospiratori per qualunque accidente loro avvenir possa, dall'avventurarsi pell'esecuzione del gran disegno, ben persuasi, che qualunque sia per essere il loro destino, cadano essi sul campo della patria; o come Confalonieri, nelle oscure prigioni dei tiranni imputridiscano; come Morelli, Silvati, Garelli, Laneri, Andreoli, e Deluca, per le mani del carnefice sul patibolo periscano; od al coltello o veleno degl'assassini, come Rossaroli per mala ventura soggiacciano, oppure onde in pace godere le benedizioni, e le ricompense della lor patria riconoscente sopravvivano, saranno sempre, i loro nomi negli annali d'Italia distinti, e commendati, ed avranno nel cuore dei posteri la condegna, e ben meritata apoteosi.
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