La Sua Omega Insolente. Kristen Strassel

La Sua Omega Insolente - Kristen Strassel


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del morso che le diede risuonò nella calma mattutina. «Qualcosa del genere.»

      Feci un sorrisetto. «Chi l’avrebbe mai detto. I potenti cadono molto in basso quando una femmina li tiene per le palle.»

      Cassian inarcò un sopracciglio. «Non credo che lo tenga per le palle. Il Re è accoppiato. Legato. Un vero legame come qui non se ne vedeva da molto tempo. Penso che la Regina Zelene abbia conquistato il suo cuore.»

      «Il suo cuore.»

      «Sì. Quella cosa che ti batte nel petto. Boom, boom. Boom, boom

      Mi accigliai. «Ho presente, grazie.»

      Cassian si raddrizzò, fissando oltre la mia spalla, e io mi voltai per vedere cosa aveva attirato la sua attenzione. Due omega si stavano dirigendo verso di noi. Le riconobbi entrambe. Charolet, che ora era una delle dame della Regina, e l’unica omega che sicuramente non mi aspettavo di vedere di nuovo prima di partire.

      Tavia.

      Nessuna delle due indossava un abbigliamento adatto al castello. Invece indossavano... indumenti militari?

      Il mio lupo interiore sobbalzò in segno di avvertimento quando le due omega si fermarono accanto al veicolo. Non riuscivo a staccare gli occhi da Tavia e dal bagliore che sembrava permanentemente inciso sul suo volto.

      «Cosa ci fate qui?» chiesi.

      «Siamo qui per prendere servizio, Signore.» Il tono di Tavia fu tutt’altro che rispettoso, ma non fu quello a darmi più fastidio.

      «Il vostro posto è al castello» dissi, allontanandomi per finire di caricare.

      Lei mi seguì. Come l’altra omega. E Cassian.

      «Non questa volta» ribatté Tavia. «Verremo con voi a dare la caccia agli umani.»

      Il mio sguardo si fissò nel suo. «Devi passare sul mio cadavere prima di farlo.»

      Inclinò la testa di lato. «Passare sul tuo cadavere. Sì. Che bella espressione che hai utilizzato.» Schiarendosi la gola, fece un gesto verso la sua amica. «Conosci già Charolet, vero?» La femmina in questione annuì con decisione. Sembrava un soldato, anche se stava solo giocando a travestirsi. «Potresti averla già vista combattere in prima linea, ma dubito che conoscessi il suo nome.»

      La frecciatina non mi sfuggì. Pensava che non mi importasse nulla delle persone che ero incaricato di sovrintendere. Che non sapessi nulla della loro lotta. Aveva torto, ma non glielo avrei detto. Perché tutto quello che pensavo di sapere su di loro non compensava il fatto che avevo reso la loro esistenza un inferno.

      Scossi la testa e continuai a camminare. «Ho già il mio esercito, e non mi serve nessun altro. Siete entrambe congedate.»

      Tavia rise di gusto. «Congedate? No, scusa, Lord Da… voglio dire Dagger. Re Adalai ha deciso che l’esercito dovesse essere formato anche da omega. Quindi eccoci qua. Io e Charolet.»

      Il Re non mi aveva detto niente di tutto ciò.

      «Non è necessario» mormorai.

      Si avvicinò, come se volesse condividere un segreto con me. «Non hai più la facoltà di decidere cosa sia necessario o no. Verremo con te a dare la caccia agli umani e troveremo i membri scomparsi del nostro popolo.»

      Guardai Cassian, che aveva smesso di mangiare la mela. Nascondeva la sua sorpresa meglio di me.

      «Potrebbero essere utili» convenne. «Potrebbero saperne più di noi, sui mutanti. Li conoscevano da prima che gli umani riuscissero a prenderli.»

      Tavia fece un cenno col mento verso Cassian. «Ascolta questo qua. È intelligente.»

      Questo qua? mimò Cassian con la bocca, sbalordito. Prima dell’abolizione della Divisione, un omega sarebbe stato brutalmente punito per essersi rivolto a un Alfa in quel modo. Soprattutto a uno che apparteneva alla stirpe dei Reali.

      «Tu invece sei un’insolente» ribattei. «Faresti bene a stare attenta a come ti rivolgi a un Alfa.»

      Tavia strinse gli occhi azzurri, e il fatto che non indietreggiasse me lo fece venire duro. Merda. Non era così che doveva andare. Un Alfa chiedeva sottomissione, ma io ero eccitato dal suo atteggiamento di sfida.

      «È una minaccia?» Si avvicinò finché i nostri petti quasi si toccarono, fissandomi come un piccolo pezzo di dinamite che avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro.

      L’animale in me voleva farla esplodere. Far sì che mi odiasse ancora di più.

      «Non è una minaccia, peperina» ringhiai a bassa voce. «Un consiglio

      «Oh. Bene. In tal caso, no grazie. Parlerò come voglio, ora che sono libera di farlo.»

      Charolet sembrava divertita. Trovava che fosse divertente? Cosa aveva per la testa Adalai quando aveva mandato la sorella della Regina in questa missione? Soprattutto lei. Come potevo fare il mio lavoro quando lei era così determinata a sfidarmi?

      «Il sole è sorto» intervenne Cassian, suonando scocciato quasi quanto me. «Dovremmo muoverci se vogliamo trovare un posto sicuro dove accamparci prima che faccia buio.»

      Le labbra di Tavia si piegarono in un sorriso sarcastico. «Sì. Dovremmo andare. Non mi piace perdere tempo.» Mi sfiorò, oltrepassandomi, e il suo familiare profumo speziato mi avvolse mentre si avvicinava al veicolo e si arrampicava per trovarsi un posto sul sedile posteriore.

      «Ciao, ragazzi» disse, salutando gli uomini sbalorditi e accigliati che erano stati scelti per la missione. Si lasciò cadere tra due enormi beta mentre Charolet la seguiva. E poi guardò nella nostra direzione, lanciandomi un sorrisetto di circostanza.

      «Porca puttana» mormorai.

      «Sì» concordò Cassian. «Porca puttana. Non sarei nemmeno qui se tu avessi fatto il tuo lavoro.»

      «Il mio lavoro?» sbottai. «E qual era esattamente il mio lavoro?»

      «Eri a capo delle Badlands.»

      «E cosa pensi che significhi esattamente?»

      Cassian mi fulminò. «Erano sotto la tua autorità. Se qualcosa non andava, laggiù, avresti dovuto segnalarlo.»

      Annuii, guardando oltre le porte della città verso il deserto polveroso e fatiscente. «Segnalarlo. Avrebbe fatto qualche differenza, per qualcuno di voi, se fossi venuto al Consiglio e avessi detto che alcuni degli omega erano scomparsi?»

      Cassian non rispose.

      «Il Re avrebbe inviato delle squadre di ricerca? Avresti riunito l’esercito occidentale e lo avresti mandato in avanscoperta? Per gli omega? E che mi dici di Solen ed Evander? Nessuno dei due avrebbe alzato un fottuto dito per aiutarli.»

      Ancora nessuna risposta.

      Mi voltai di nuovo verso di lui. «Vedi, mi sembra che tutti voi stronzi vi stiate dimenticando che fino a quando il Re non si è accoppiato con Zelene, a nessuno importava nulla degli omega. E ora che la legge è cambiata, state tutti cercando qualcuno a cui dare la colpa. Questa è la parte di merda che nessuno di voi è pronto ad accettare. Tutti noi li abbiamo delusi. Tutti noi abbiamo fallito.» Salii dietro il volante e avviai il motore elettrico. Attesi che Cassian si sedesse accanto a me, quindi partii verso il deserto vuoto oltre le Badlands.

      Lasciavo che tutti mi dessero la colpa. Era quello che facevo anch’io.

      La verità era che avremmo pagato tutti per quello che avevamo fatto al nostro branco.

      Quattro

      Tavia

      Peperina. Quella parola mi era rimasta nella testa. Era meglio che Dagger mi gestisse con la stessa cura che riservava a uno dei fuochi d’artificio che i Reali


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