La Giovine Italia. Mazzini Giuseppe

La Giovine Italia - Mazzini Giuseppe


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a gettarsi di bel nuovo sulla nostra penisola e ad ingrassare, giusta la vecchia usanza, colle rapine pubbliche e private»22.

      Ma ben piú villane, piú gesuiticamente esposte, erano le ingiurie della Voce della Verità, prima e dopo che i fascicoli uscissero alla luce. Avuta infatti notizia, dalle spie assoldate a proprie spese, o pure da comunicazioni del governo sardo, il quale, come vedemmo, poteva averle piú direttamente, che il periodico si stava preparando, pubblicava nel num. 70 del 17 gennaio 1832 una dichiarazione che vale la pena di riportare qui: «Un'empia associazione si è formata in Marsiglia dal rifiuto e dalla feccia degli emigrati italiani, e la quale impudentemente si dà il titolo di Giovine Italia. Essa non accetta nel suo novero che quelli i quali sono nati entro il secolo corrente, o quelli al piú che non oltrepassano i 40 anni, onde esser certa che il foco della gioventú spinta alle colpe dall'esempio e dai dommi di una età corrotta e corrompitrice, non sia frenato da una esperienza di disinganno. Essa ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa alcuna e pericolo personale per portare di nuovo in Italia il fuoco della discordia e della rivoluzione: essa ha per secondo quello di pubblicare un giornale, e diffonderlo nella nostra bella Penisola, il quale serva alla Propaganda Infernale, [pg!xxvi] e susciti di nuovo alla rivolta ed al sangue. Essa spera di restare occulta fra noi, e di operare in segreto: ma noi sappiamo che sono alla sua testa Mazzini di Genova, Santi di Rimini e il Piemontese conte Bianco: noi conosciamo i nomi de' suoi corrispondenti in Ginevra, in Genova ed in Bologna: noi compiangiamo la rovina che essi vogliono trarre sul loro capo e sull'altrui. Intanto rendiamo pubblica questa infame intrapresa, perché si sappia che la Voce della Verità raccoglie il guanto che costoro gettano all'Italia, e che combatterà le inique loro dottrine. Entrino essi nel campo: noi stiamo Mantenitori della lizza. Operino essi in segreto: noi in pieno sole, e con alzata visiera».

      È noto che il Mazzini, nel primo fascicolo della Giovine Italia, ribatté con la sua prosa alta e vibrata quella degli uomini del Canosa e del Duca, rimproverandoli alla sua volta di ravvolgersi nel velo dell'anonimo nell'atto di lanciar contumelie; onde parve al Galvani un atto di grande coraggio sottoscrivere il seguente articolo, che il Mazzini sdegnò di ribattere.

      «Ai Redattori della Giovine Italia, i Redattori della Voce della Verità».

      «Noi scrivevamo nel nostro num. 70...23.

      «Il giornale è uscito alla luce col 1 marzo; noi ce ne siamo procacciato un esemplare, ed abbiamo scorti che non ci eravamo ingannati nel nostro [pg!xxvii] giudizio; essi hanno tenuta la loro promessa, e noi terremo la nostra.

      «Ma vi è di piú. A pagina 91 del primo fascicolo è uno scritto del Mazzini in risposta alla nostra disfida. Che in esso egli accumuli il veleno e la rabbia bene gli sta: noi non compreremo né aspetteremo giammai le carezze dell'inimico. Ch'egli ci maledica, gliel perdoniamo agevolmente; perché la parola maledizione è la chiusa consueta d'ogni periodo dei liberali, e perché ci tornano in gioia i loro anatemi. Soltanto, come egli ignora o finge di ignorare quali noi siamo veramente, cosí noi vorremo svelargli il piú intimo del nostro cuore.

      «Sí, noi professiamo odio per le opinioni che sovvertono il mondo. Le combattiamo, le combatteremo; e consacrammo a sí nobile fine quelle forze, che, qualunque esse siano, ci furono largite da Dio. Sí, noi dunque professiamo di odiare e di combattere le opinioni della Giovine Italia, né cesseremo finché si possa di sclamare e di ragionare contro di esse. Questo è l'odio che abbiamo nell'anima, questa è la vendetta che ci lusinga. Odio agli errori, vendetta della verità sull'errore... Ma in queste anime nostre che temono Iddio, che a lui si volgono, e che ardentemente desiderano amarlo e servirlo; in queste anime nostre l'odio e la vendetta non passa oltre le dottrine e i delitti. Gl'incorreggibili autori del disordine si compiangono, si lasciano all'arbitrio della giustizia, e si bramerebbe il ravvedimento degli sciagurati, anziché il necessario castigo.

      «Voi che in queste pagine stesse della Giovine Italia [pg!xxviii] santificate l'assassinio e il veleno, potete voi dirci altrettanto a fronte sicura?

      «Voi sfrontatamente accumulando, come piú vi giova, parole di lode o di disprezzo, di apoteosi o di vitupero, lusingando le passioni, liberando da ogni freno gli affetti, spargendo il dubbio e l'incertezza sovra ogni principio piú santo, ponendo in campo una nuova filosofia di disperazione che porta il vuoto del sepolcro sull'aurora della vita, togliendo di mezzo ogni idea di placida virtú, di vergine innocenza, di gratitudine, di pure dolcezze, per sostituirvi immagini di sangue e deliri di un fanatismo fatale; voi rivestendo questi fantasmi con ampollosità di suoni, con ebbrezza di vaticini, con terrizioni di minacce e di bestemmie; voi travolgete le incaute fantasie de' giovani, e dalla vita reale le trasportate ai sogni affannosi di un tumulto di vicende decretato da destino inesorabile, a un'ansia di perigli e di licenza, a un desiderio di vendetta, a un'impazienza d'indugi, di ostacoli, di leardi e di doveri. Miserabili! E se voi rinunziaste alle speranze di un beato eterno avvenire, perché trascinare nel vostro abisso tanti infelici? Se voi contristaste le canizie de' vostri genitori, se portaste lo sconvolgimento fra le mura della patria, per quale infernal gioia volete che questi peccati si moltiplichino, e si perpetuino?

      «Se invece (e noi pure siam giovani, e la Voce della Verità è stesa per la piú parte da scrittori non anco maturi), noi invece chiamiamo i nostri fratelli di studi e di età a quei principî di vero immutabile, di ordine eterno, di provata rettitudine, [pg!xxix] di consolata coscienza, coi quali solo l'uomo vive tranquillo in sé, utile ai simili suoi. Né sia chi ci accusi di voler raffreddare qualsiasi affetto forte e generoso, ché a noi Dio concesse cuori che sentono quant'altri mai, che rispondono ad ogni energico eccitamento, che vorrebbero tutta la gioventú italiana gagliarda e magnanima, ma gagliarda e magnanima quale conviensi al cristiano e al soldato d'onore; non feroce e arrabbiata quale è l'assassino e il settario. Noi amiamo la patria nostra, e perché l'amiamo, la vorremmo grande, bella, felice; e tale sarà sempre all'ombra dei legittimi troni. E voi, miserabili, voi che profanate ad ogni istante il suo nome, voi la vorreste veder di nuovo dibattersi prima fra le convulsioni intestine e le stragi cittadinesche, poi doversi necessariamente incurvare di nuovo alle falangi straniere. Voi, voi siete i veri nemici, i veri sicari della Patria.

      «Qui potremmo por fine alle nostre parole, e lasciare il giudizio a chiunque conosca e le reciproche dottrine, e le scambievoli azioni. Ma voi ci avete dati dei consigli, e noi vogliamo rispondervi.

      «Voi volete atterrirci gridando che già il decreto della nostra rovina è segnato dal secolo, dallo sviluppo degli intelletti, dall'odio alla tirannide, dai volti che impallidendo al vederci ci rivelano un nemico, dalle tante famiglie che sono un centro di congiura contro di noi. Voi volete atterrirci? Disingannatevi! Il terrore nasce dal rimorso o dalla vigliaccheria, e il Cielo ci ha scampati finora dall'uno e dall'altra. Cosí ne fossero immuni i nostri nemici!

      [pg!xxx] «Voi ci chiamate al Tribunale di Dio? Oh, non provocate questo giudizio! Noi crediamo in questo Scrutatore cui nulla è occulto, e appunto il timore di lui ci fa difendere la causa sua contro la rabbiosa vostra guerra. Cosí ci donasse Egli coscienza in tutto, come in ciò, tranquilla: cosí ci doni di non invanire perché noi deboli ha scelti a strumenti della sua pugna. Ma voi... Deh possano gli anni ed i casi mutarvi innanzi quell'ora tremenda!

      «Voi ci consigliate a tenere il nostro compianto per quella dinastia in oggi errante in cerca d'asilo sulla quale fondavamo tutte le nostre speranze. E che! insultereste ancora con empia ironia alla virtú sventurata? Sorridereste dunque di infame letizia all'esiglio, e alle amarezze di quelli che dai fratelli vostri furono cacciati di soglio per non poter sopportare i continui loro benefici, e il loro perdono? Vigliacchi! è questa la maggiore delle villane codardie. Io che scrivo queste linee stenderei, lo giuro, la mano al Mazzini, se percosso dalle meritate sciagure, mi chiedesse un soccorso; ed egli gode delle pene di un vecchio che ha per sé otto secoli di gloria domestica, e il trionfo di Algeri; di una principessa che bevve fin dall'infanzia tutto il calice de' dolori, e incanutisce tra nuovi affanni; di una madre cui il pugnale del liberalismo tolse il marito, e avrebbe tolto il figlio, se l'inferno vomitava due Louvel; di un innocente fanciullo ch'era l'amore della Francia, come ne è ora la sola speranza! Ma noi ci gloriamo di ammirare e di amare questa eroica famiglia. Potessimo [pg!xxxi] così offrirle qualche tributo più efficace del solo affetto.

      «Voi


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